Se un gioco di equilibri ed incastri perfetti ha preso forma e la luminosità è data da trasparenze e riflessi allora.......

STAI GUARDANDO UNO DEI NOSTRI OGGETTI.

If you see a combination of perfect balance and dazzling translucent shapes....

THEN YOU ARE LOOKING AT ONE OF OUR CREATIONS





mercoledì 29 dicembre 2010

UNO SHOWROOM PER IL VINO


Sono sempre più convinto che la semplicità è una delle caratteristiche principali che un progetto deve possedere, per essere vincente.
Questo interior design ne è la conferma!
Progettato da OOS ditta svizzera per Albert Reichmuth, società operante nel settore vinicolo che si trova a Zurigo, è uno showroom del vino di classe noto anche come "LA GALERIE DU VIN".
Sviluppato appositamente per gli amanti del vino, non è solo un luogo per la vendita, ma un "luogo" d'incontro per gli amanti di questo nettare "di..vino"


All'interno del negozio i clienti, oltre a degustare  varie qualità di vino,  possono condividere idee ed opinioni  durante i seminari a tema che vengono organizzati all'interno dello showroom.
Griglia espositiva per libri e bottiglie, vetrine illuminate, tavoli e sedute......tutto realizzato con cassette in legno naturale, che insieme alle bottiglie sono le protagoniste assolute di questo spazio.
Unica eccezione il bancone..... non a caso rosso rubino!


Se passate dalle parti di Zurigo ....entrate nello showroom a dare un occhio e fatemi sapere se vi è piaciuto.

lunedì 27 dicembre 2010

C'ERA UNA VOLTA IL DESIGN





Continua il nostro viaggio nel mondo del design, con la seduta  Spotty progettata dal designer Peter Murdoch.


Realizzata interamente in carta è un progetto non molto conosciuto, che  rientra a pieno merito nella nostra rubrica di oggetti “di design”.
Murdoch la progettò quando ancora era uno studente della Royal College of Art di Londra.
A vederla così non sembra molto innovativa, ma se pensate che questa seduta è stata progettata all’inizio degli anni settanta….bhe le cose cambiano totalmente!
Essere moderni in quel periodo significava essere prodotti in serie, istantanei, economici, leggeri, portatili e usa-e-getta.
Sulla base di simili presupposti, questa sedia incarna alla perfezione lo spirito dei suo tempo.
Realizzata con un foglio di carta laminata, stampato e tagliato, una volta piegato dava vita ad una struttura robusta adatta a sostenere il peso di un bambino.
La seduta era venduta smontata, per facilitare il trasporto e lo stoccaggio, e poteva essere montata facilmente dal cliente, senza l’ausilio di attrezzi o abilità particolari, una volta arrivata a destinazione (ikea docet).
La seduta Spotty non è stata un successo commerciale – tolta dalla produzione dopo circa due anni – tuttavia, secondo il mio parere, è un pezzo “di design” di tutto rilievo.



mercoledì 22 dicembre 2010

martedì 21 dicembre 2010

DOPPIO SENSO: TEMPORARY SHOP @ DRUGSTORE GALLERY PORTUENSE


-3....-2.....-1.....Il conto alla rovescia è terminato......il nostro secondo Temporary Store ha chiuso i battenti.
Non sappiamo quando e dove sarà aperto il prossimo, per il momento possiamo dirvi che vi siete persi :
....ed ovviamente tutti i nostri eventi di finger food.......
Non preoccupatevi il fotografo Andrea Rubbo ha documentato tutto, per chi non è riuscito a sapere in tempo cosa stava succedendo e per chi non è riuscito a passare.
Un album dedicato all'evento lo trovate sul nostro account Flicker.
La prossima volta non commettete lo stesso errore, iscrivetevi alla nostra news letter e sarete avvertiti per tempo della comparsa del prossimo Guerrilla Temporary Store.


sabato 18 dicembre 2010

MIX&MATCH: LA LIBRERIA DI LEGNO PRONTA IN 10 MINUTI

Finalmente una libreria in legno, personalizzabile nella struttura, nel colore e nelle dimensioni, che puoi progettarti e montare da solo senza utilizzare viti, chiodi e martelli.
Conoscete qualcosa del genere, pronto in 10 minuti, che non si metta nel microonde? No?
Guardate questo video..... allora!!!



Il sistema di mensole modulari si chiama Mix&Match ed è prodotto dalla ditta Puntodifuga

giovedì 16 dicembre 2010

DOPPIO SENSO: TEMPORARY SHOP LAVORI IN CORSO


Guerrilla: un piccolo gruppo di persone indipendenti che combattono per ciò nel quale credono.

Stiamo lavorando per l’allestimento del primo (Guerrilla) Temporary Store Doppio Senso.
Quello che vogliamo proporre al nostro network è un ampio bottino di prodotti interessanti e creativi in un modo nuovo, cioè non assoggettandoci alla stagionalità o ad altri diktat delle industrie.
Luoghi dove ciò che conta è la scelta dei prodotti e lo spirito e l’energia più che l’apparenza di un design ineccepibile degli interni dei negozi.
Lo spazio che allestiamo è uno spazio a “tempo” che durerà per soli tre giorni……………o fino a quando i prodotti esposti non saranno terminati.



17, 18 e 19 dicembre 2010 presso la Drugstore Gallery in via Portuense 317.
Avete solo tre giorni……e poi non vi resta che andare nel solito Centro Commerciale……


martedì 14 dicembre 2010

ZITTI TUTTI PARLA FUFFAS

Facciamci due risati stasera....che è meglio!

PLAYWOOD IL LETTO PER IL SOCIAL HOUSING DI ALESSIA GALIMBERTI


Progettato dall’architetto Alessia Galimberti e prodotto dalla Bonomi Pattini Spa di Varedo, Playwood è un letto innovativo progettato per il Social Housing.



Ma che cos’è l’housing sociale o meglio ciò che attiene all’offerta sociale di abitazioni ?
Secondo il Comitato di Coordinamento Europeo dell’Alloggio Sociale  CECODHAS,  social housing significa offrire alloggi e servizi con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata cercando di rafforzare la loro condizione.
L’architetto Galimberti ci spiega il suo punto di vista raccontandoci il perché del suo progetto.
“Credo che tutti i comuni debbano avere come obiettivo il raggiungimento della città sostenibile in termini ambientali ma anche economici e sociali. Non deve essere un’utopia ma piuttosto una necessità.
Ci troviamo quindi in un momento in cui i legami tra architettura e società si fanno sempre più complessi e fragili al tempo stesso, sarà quindi necessario lanciare delle sfide ai costruttori delle città come una sorta di impegno etico nell’affrontare il tema del futuro della crescita urbana e della necessità di amministrare e indirizzare il cambiamento.

Ritengo inoltre che la necessità di Ri-Abitare la Casa Contemporanea sia un obiettivo sociale, ossia dare una risposta credibile a chi ha l’esigenza di vivere nelle città a costi sostenibili e con condizioni sociali vivibili.
Bisognerebbe pensare a progetti rivolti a fronteggiare l'emergenza abitativa e a dare delle risposte concrete ai bisogni abitativi; un modello di social housing, economicamente sostenibile e di qualità, puntando alla vera qualità estetica, ambientale, energetica, progettuale, economica, ad un costo di costruzione veramente limitato e destinato ad una fascia di popolazione che sempre più spesso è tagliata fuori dal libero mercato.

Penso che gli alloggi di oggi debbano avere una certa flessibilità abitativa, si deve evitare di progettare alloggi statici definiti in rapporto ad una famiglia standard che solo in parte corrispondono al modello odierno.
Bisognerebbe presentare soluzioni per la tipologia residenziale facendo attenzione alle reali esigenze dell’abitare, mostrando differenti interpretazioni degli spazi secondo letture che portano ad immaginare esigenze e usi anche molto distanti tra loro.
Il nucleo famigliare cambia, evolve, muta i propri bisogni, ma tende a permanere nello stesso luogo, per abitudini cultura, esigenze economiche. E’ necessario quindi individuare gradi di flessibilità per alcuni spazi dell’alloggio che non devono essere rigidamente predestinati e concepire l’abitazione come dinamica, per adeguarsi e seguire le evoluzioni della famiglia in modo semplice economico e facilmente gestibile.”

Il riposo non vuole doghe. Nessuna rete ma solo un asse con quattro fasce laterali ad incastro che completano Playwood.
Letto ad incastro, senza la presenza di ferramenta, dalla struttura solida interamente prodotto con un procedimento artigianale e quindi personalizzabile nelle dimensioni. 

Nella sua realizzazione vengono utilizzati pannelli in fibra di legno Valchromat, colorati con tinte naturali-organiche al loro interno, in questo caso gli elementi che compongono il letto possono anche non richiedere protezioni come laccature, cere e vernici.

Si precisa inoltre che i materiali utilizzati per la produzione di questo letto sono ignifughi e a zero contenuto di formaldeide, quindi eco-sostenibili.
Playwood ha una struttura formata da un incastro privo di ferramenta composta da pannelli in fibra di legno Valchromat, con colori naturali in tutta la sua massa. 
Valchromat è prodotto da un processo di fabbricazione che coinvolge il riciclaggio completo dei rifiuti, con l’assenza di fumi tossici. Un procedimento spinto a migliorare costantemente le prestazioni per garantire la sostenibilità delle risorse naturali.
Piedini: le fasce laterali che compongono il letto lo sorreggono interamente, il letto singolo è composto da 4 fasce, mentre quello matrimoniale da 8 fasce. Il matrimoniale si compone dall’unione di due letti singoli. 


Rivestimenti: il letto Playwood non presenta rivestimenti ed è disponibile in tutte le colorazioni. Il pannello in fibra di legno Valchromat non ha la necessità di essere rivestito da laccature all’acqua.
Struttura telaio rete: La caratteristica principale di Playwood  sta nell’assenza della rete, che è sostituita dall’asse in legno, forato che permette la traspirazione del materasso; che costituisce con le fasce laterali la struttura completa del letto.
Varianti dimensionali: Playwood è prodotto con un procedimento artigianale e quindi  totalmente personalizzabile nelle sue dimensioni.
Trasporto e Montaggio: L’incastro tra le fasce e l’asse permette la facile composizione del letto. Inoltre è necessario sottolineare che il letto grazie alle dimensione dei pezzi che lo compongono può essere trasportato e montato direttamente dall’acquirente.
Un letto di questo “spessore” non poteva non avere al suo fianco una lampada di design dello stesso livello, per questo motivo l’architetto Alessia Galimberti ha deciso d’inserire la lampada da comodino Booklight, nel set fotografico allestito per la realizzazione del catalogo Playwood.


Apparecchio illuminante di  "design utile e snello" che integra linee semplici e minimaliste ad una duplice funzione: quella di illuminare e mantenere in ordine i libri che stiamo leggendo.
Una lampada che racconta una storia, una lampada non solo di design, ma utile che vi ricorda l’importanza della lettura per illuminare la mente.






sabato 11 dicembre 2010

DOPPIO SENSO TEMPORARY SHOP: PROGRAMMA EVENTO

 
 
Drugstore Gallery - Antica Necropoli Portuense, Via Portuense 317 - Roma
Atelier Designtrasparente e Michele Fanfulli Studio presentano il primo temporay shop Doppio Senso,un "luogo" d’incontro per dare voce e visibilità al tema dell'artigiano/designer, uno spazio dove trovare e comprare prodotti in bilico tra arte, artigianato e design, realizzati con tecniche di auto-produzione.
Un approccio innovativo al design come forma di espressione.
Doppio Senso propone una selezione di arredi, complementi ed accessori ambientati in un sito archeologico da scoprire e conoscere come l’Antica Necropoli Portuense, in un confronto inedito tra design e territorio.
Come in una galleria d’arte, gli oggetti ed arredi selezionati dialogano con mostre di illustrazione e fotografia, eventi di food-design, visite guidate all’area archeologica organizzate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Roma.


COSA_ Temporary shop di Design, Complementi, Accessori, Food, Illustrazione, Fotografia
 
QUANDO_ Venerdì 17 dicembre dalle ore 10.00 alle 20:00
                     ore 17.00/18.00 visita guidata all’area archeologica della Necropoli Portuense
                     ore 18.00/20.00 finger food e birra artigianale Atlas Coelestic

                    Sabato 18 dicembre dalle ore 10.00 alle 22:00
                    ore 18.00/22.00 finger food e dj set

                    Domenica 19 dicembre dalle ore 10.00 alle 20:00
                    ore 11.00/17.00 Schiuma Party: realizzazione live di accessori con H3Dstudio
                    ore 17.00/18.00 visita guidata all’area archeologica della Necropoli Portuense

INFO_ info@designtrasparente.com


HOW TO MAKE A BOARD: ARTIGIANI/DESIGNER ALLE PRESE CON LE TAVOLE DA SKATE


Rekiem skateboard how to make a board from jeremy hugues on Vimeo.

Gustatevi il video che la  Rekiem Skateboards  ha realizzato per mostrare quanto lavoro, e quanta cura del dettaglio, mettono nella realizzazione delle loro tavole dal design moderno, e dal cuore artigianale.
Applausi!

Fonte video: Designerblog

venerdì 10 dicembre 2010

FRAMMENTI DI VITA: L'OROLOGIO CRACK



Fa parte della linea di complementi d'arredo in plexiglas CUT&MIX l'orologio di design CRACK progettato dalle giovani e promettenti designer Federica Franceschini, Enza Migliore  e prodotto dall'Atelier Designtrasparente.
Un cerchio in metacrilato nero lucido con una incisione che riporta il decoro colorato di una frattura ottenuta con il laser.
Le lancette sono decentrate e dello stesso colore della frattura.
Un orologio in plexiglas che non è solo un orologio, ma un modo per ricordarci che la vita ed  il tempo non è uno scorrere fluido e consequenziale.
Ogni momento è a sé, un frammento di vita.


Dimensioni:
Diametro: 35 cm
Spessore: 6 mm

Per maggior info potete cliccare direttamente sul nostro sito o passate a trovarci presso il nostro sciòrum trasparente a Via Nicola Pellati, 70 (zona portuense)

giovedì 9 dicembre 2010

C'ERA UNA VOLTA IL DESIGN



“Ancora prima che venisse usato il termine design per definire una produzione giusta per oggetti che rispondono a funzioni necessarie, tali oggetti erano già in produzione e si continuano a produrre, e ogni volta vengono migliorati secondo i materiali e le tecnologie usati. Sono oggetti di uso quotidiano elle case e nei posti di lavoro e la gente li compera perché non seguono le mode, non hanno problemi di simboli di classe, sono oggetti ben progettati e non importa da chi.
Questo è il vero design.” (Bruno Munari- Da Cosa nasce cosa)
Con queste parole Bruno Munari, nel suo libro Da cosa nasce cosa, assegnava il compasso d’oro a prodotti progettati da ignoti designer.
Ho citato il grande Maestro perche’ sempre più spesso vedo in giro oggetti che non hanno nessun tipo di funzione, uguale a molti altri che già sono in commercio, che non apportano nessun miglioramento rispetto ai prodotti già esistenti, semplici copie, con l’aggiunta di colori e grafiche accattivanti, che non raccontano storie, che non suscitano emozioni.
Oggetti che svolgono- nel migliore delle ipotesi- male o parzialmente la loro funzione, oggetti che non hanno senso di esistere.
In poche parole oggetti inutili, che creano soltanto inquinamento ambientale e confondono le idee a chi non conosce il vero design di qualità.
Questo preambolo è per introdurre una rubrica che da tempo ho intenzione di inserire nelle pagine del nostro blog.
Una rubrica che attingerà immagini e contenuti dal passato, andando a riscoprire e segnalare gli oggetti di design che sono entrati nella storia di questa disciplina, progettati dai grandi maestri del design o da semplici ignoti.
Il motivo di questa rubrica è cercare di mettere a fuoco le scelte formali e le tecniche di produzione di quello che è stato realizzato e progettato -  “di design” -  in questi anni.
Il primo oggetto che presentiamo è la lampada Eclisse progettata nel 1965 da Vico Magistretti e prodotta da Artemide.

La lampada Eclisse è una lampada da comodino “di design”, realizzata in metallo smaltato, formata da due gusci emisferici sovrapposti trattenuti da un perno, così da poter essere girati e regolati per ottenere il fascio di luce desiderato.


Un sottile fascio di luce o un fascio intenso semplicemente ruotando una semisfera, questa l’innovazione che portò, nel 1967, la lampada Eclisse a vincere il Compasso d’Oro




martedì 7 dicembre 2010

LE MATERIE PLASTICHE: TERMOPIEGATURE E STAMPAGGIO



 Un argomento che crea molta confusione tratta la formatura a caldo del metacrilato.
Innanzitutto diciamo che quello che noi usiamo è un prodotto in lastre assolutamente da non confondere da quello utilizzato per stampi ad iniezione o rotazionale il plexiglas a temperature comprese intorno ai 100 °C inizia quello che si definisce rammollimento della materia, in pratica assume una forma quasi gommosa che permette la formatura della lastra.
Principalmente si usano due tecniche: in forni dove viene inserito l’intero pezzo da stampare, per poi forzarlo in stampi che possono essere realizzati in diversi tipi di materiali come legno, gesso, alluminio, acciaio o anche resine epossidiche.
Le lastre uscite dal forno possono raggiungere temperature vicine ai 200 °C quindi per evitare tensioni eccessive è bene pre riscaldare anche lo stampo.
Da considerare che in fase di raffreddamento il materiale subirà un ritiro pari circa al 2%, è bene quindi prevedere pezzi più grandi da rifilare in seguito lungo il perimetro.
Altro tipo di formatura,molto più semplice ed economica è la termopiegatura su resistenza elettrica.
Ma come dice la parola, la lastra si piega lungo una traiettoria lineare, non può quindi assumere formature diverse da pieghe dritte o inclinate.
Ma come si procede? La resistenza ha un termostato regolabile in modo da variare la temperatura in funzione dello spessore della lastra.


Si apre la resistenza fino ad avere una fascia di riscaldamento pari a 4 volte lo spessore del materiale,facciamo un esempio: se dobbiamo piegare una lastra spessa 5 mm, la resistenza si deve aprire fino a circa 2 cm. Ovviamente la linea di piega deve essere esattamente al centro dei 2 cm , in corrispondenza del centro della lampada. E’ importante fare attenzione al verso della piega, la curva esterna deve essere quella più vicina alla fonte di calore, perchè più calda e quindi più morbida e flessibile.


Molto usate sono le resistenze che scaldano contemporaneamente la lastra da ambo i lati,riducendo notevolmente i tempi di lavorazione.
Questo tipo di termoformatura non viene quasi mai effettuata su spessori superiori a 2 cm e per facilitarne la piegatura alcuni preferiscono fresare leggermente la lastra lungo la linea di piega.


Un altro problema che può essere sollevato è quello che viene chiamato “il ricciolo” sulla piega, nel caso in cui la piega sia troppo stretta ed il materiale fuoriesca o al contrario se la piega è troppo larga può verificarsi un “ritiro”.
Problemi di piccola entità per osservatori molto attenti, ma in questo caso è sufficiente rifilare o rettificare il pezzo.

 
Nel caso di una piega troppo aperta o troppo chiusa è bene sapere che si può riscaldare nuovamente la lastra e modificare l’angolo di piega.

Articolo di : Francesca Soluzioni

lunedì 6 dicembre 2010

sabato 4 dicembre 2010

DOPPIO SENSO: TEMPORARY SHOP


 
Sei un Artigiano/Designer? Si? Allora stiamo cercando proprio te! Contattaci il tempo stringe!

Ecco in breve cosa succederà in questi tre giorni:

COSA_ Temporary shop di Design, Complementi, Accessori, Food, Illustrazione, Fotografia
QUANDO_ Venerdì 17 dicembre dalle ore 10.00 alle 20:00/Sabato 18 dicembre dalle ore 10.00 alle 22:00/Domenica 19 dicembre dalle ore 10.00 alle 20:00
DOVE_ Drugstore Gallery - Antica Necropoli Portuense, Via Portuense 317 - Roma, Italy
COME_ Gli artigiani/designers che vogliano partecipare al temporary shop sono invitati ad inviare una mail ai nostri contatti con una sintetica descrizione
dei loro oggetti e prodotti. La partecipazione prevede una quota d'iscrizione.
Ogni partecipante avrà a disposizione uno spazio espositivo allestito con moduli di supporto in cartone, uno stand metallico e un punto luce.
INFO_ info@designtrasparente.com, michelefanfulli@hotmali.it
CONCEPT_Atelier Designtrasparente (Emiliano Brinci, Francesca Soluzioni), MicheleFanfulliStudio (Michele Fanfulli) , Giampietro Preziosa

ARTIGIANI/DESIGNER



Questo mese la carta d'identità del "nostro" Artigiani/Designer dice:

Cognome: Bucci_Armento
Nome: Angelo_Sara
Studio: Dezign_studio
Cittadinanza: Italiana
Segni particolari: farsi un sacco di domande e aver parteicpato all'ultima edizione di Doppio Senso


1) Da cosa nasce la tua passione per il design?
La mia passione per il design nasce da elementi concomitanti; più precisamente, dalla mia curiosità, dall'essere un po' "visionario", dal chiedermi sempre il perché delle cose, ma, più di tutto, i due fattori fondamentali che mi hanno spinto ad intraprendere una carriera in questo settore sono stati la passione per la cultura del progetto e l'incontro con due fantastici docenti che mi hanno fatto capire cosa fosse veramente il design.

2) Qual è stato il tuo percorso formativo?
Io (Angelo) sono laureato in Architettura, ordinamento CEE, con indirizzo in Disegno Industriale, presso l'Università "G. d'Annunzio" di Chieti, sede di Pescara. Ho avuto la possibilità di fare uno scambio con la University of Waterloo, Ontario, Canada, nell'anno accademico 1998/99 e di approfondire le mie esperienze attraverso vari workshop sia durante che dopo il mio percorso di laurea.
Continuo tuttora a cercare nuovi stimoli e corsi che possano darmi ulteriori informazioni in settori che ancora non conosco.
Sara è laureanda in Architettura, sempre a Pescara, ed ha avuto varie esperienze nella grafica e nella progettazione architettonica. Dopo un anno di erasmus presso la Escuela Politecnica Superior di Alicante, è tornata in Italia dove ci siamo ritrovati per iniziare una bella relazione sia personale che lavorativa.

3) Quale personaggio del mondo del design ha "influenzato" i tuoi lavori e il tuo modus operandi?
Ho letto tanto e visto tanto, ho preso un po' da tutti ma rielaborando tutto a mio modo, secondo il mio modo di vedere le cose, e non perché mi senta superiore ad altri, ma per il semplice fatto che tutto è in continua trasformazione, in movimento. E' logico che grandi personaggi come Munari, Magistretti, Ponti, possano essere stati punti di riferimento all'inizio del mio percorso e continuano ad esserlo tuttora, ma, dopo aver maturato un mio stile, un mio concetto e, soprattutto, una mia idea di design, mi sento libero da riferimenti esterni.

4) Quali materiali prediligi e perché?
Non abbiamo un materiale prediletto, facciamo però molta attenzione alla natura del materiale. Intendiamo dire che quando iniziamo a studiare un progetto facciamo delle ipotesi sui materiali possibili e iniziamo a studiare le caratteristiche di ciascuno di quelli che prendiamo in considerazione. Questo tipo di approccio ci porta ad avere un rapporto molto stretto con i materiali stessi e, di ciascuno di loro, cerchiamo di prendere il meglio. Ogni materiale ha le sue peculiarità e la sua manifestazione aiuta il prodotto ad essere migliore.
Uno degli elementi che più ci interessano, riguardo i materiali, è l'eco-sostenibilità, intesa non solo come la possibilità di riciclarlo, ma anche come reperibilità, facilità di approvvigionamento, insomma ci interessa di tutto quello che comporta una impronta ecologica del materiale nel nostro ecosistema e, di conseguenza, del prodotto.


5) Cosa conta di più per te nella realizzazione di un progetto: l'idea, la tecnica, la sperimentazione?
Credo che la cosa fondamentale in un progetto sia l'idea, o per meglio dire il concept che è alla base del progetto. Infatti ritengo che i migliori progetti siano quelli che io definisco progetti "aperti"; più precisamente, un progetto lo definisco aperto quando è il suo concetto ad essere forte e non la sua forma e, quindi, può essere declinato in molte maniere ma senza perdere di efficacia. Il concetto è l'anima di quello che si progetta.
E' normale, però, che senza sperimentare e senza far riferimento ad una tecnica ed alla tecnologia a disposizione, i concept sarebbero destinati a rimanere, per l'appunto, elementi concettuali. Ma la tecnica da sola produrrebbe invenzioni e la sperimentazione andrebbe avanti solo per tentativi senza avere un concept di base forte ed innovativo.

6) Con chi ti piacerebbe collaborare e perché?
Beh, il nostro è un mestiere fatto di confronti e di scontri (dialettici si spera) però credo che troppi progettisti che collaborano non sia mai una buona cosa, a meno che non abbiano sempre lavorato insieme. Questo se si parla di collaborazione progettuale su un unico prodotto.
Se invece prendiamo in maniera più larga la "collaborazione", credo che il nostro lavoro vada fatto in continua collaborazione con tanti professionisti che si occupano di materie che interessano il prodotto (marketing, ergonomia, materiali, leggi, etc.) e queste collaborazioni sono assolutamente interessanti e stimolanti per un progettista. Ancora più stimolante, anche se spesso difficile da gestire, è il rapporto designer-artigiano. Questo cortocircuito tra due figure che invadono o cercano di invadere ciascuno il campo dell'altro, è carico di intense intuizioni progettuali che mi hanno sempre stimolato molto. Quindi, se dovessi decidere con chi collaborare prenderei di certo l'artigiano più burbero del mondo piuttosto che il progettista più bravo; con l'artigiano, dopo un po' di litigi e chiarimenti si arriverebbe di certo ad un risultato comune che appagherebbe entrambi, con un altro progettista sarebbero solo litigi!

7) Quando progetti qualcosa, qual è il tuo target di riferimento?
La mia visione del prodotto di design è quella di un prodotto industriale rivolto alla massa che, però, porti in se un messaggio culturale che lo identifichi rispetto al suo periodo storico. Ogni prodotto, secondo me, dovrebbe essere progettato oltre che per la sua funzione primaria, con uno scopo secondario molto più alto, cioè quello di diventare, in futuro, un "testo" capace di far capire chi eravamo, quali erano le nostre tecnologie, i nostri interessi, le nostre ambizioni. Insomma un prodotto, ormai, non può più essere progettato in maniera "chiusa", pensando solo alla sua funzione; siamo ormai tutti coscienti della capacità dei prodotti di veicolare messaggi etici e culturali importanti ed attraverso questi sensibilizzare quante più persone possibili sui temi toccati. Questo, anche se molto ambizioso, vorrebbe essere il mio target di riferimento.


8) Qual è il progetto a cui sei legato di più e perché?
Il mio progetto a cui sono più legato è Wall Chair. Questo è nato circa due anni fa sulla base di due ricerche che stavamo portando avanti all'interno dello studio. Ci eravamo interessati, in quel periodo, della problematica dovuta alla riduzione delle dimensione degli appartamenti ed alla trasformazione di molti di questi in meri dormitori dove non c'era spazio nemmeno per invitare amici a cena. Stavamo, quindi, analizzando soluzioni trasformabili per ridurre o risolvere qualcuno dei problemi legati a questo tema. L'elemento su cui ci siamo soffermati è la "sedia in più" per l'ospite, quella sedia pieghevole che si ripone normalmente negli sgabuzzini (quando se ne ha uno) e da lì è nato il concept di Wall Chair. L'idea è di non nascondere la sedia ma di trasformarla in un quadro, così nel momento in cui non è usata diventa un elemento di arredo, quando arriva l'ospite lo si stupisce prendendo direttamente dal muro il quadro che, trasformato con un semplice movimento in sedia, lo "incornicerà". In più, in quel periodo, iniziavamo a parlare anche di un'altra ricerca che tuttora continua, quella del "design a km0". Questo fu il primo prodotto del deZign Studio realizzato con le regole che ci eravamo dati per un design ad impronta ecologica ridotta.

9) Vorresti vedere una tua creazione in casa di...?
In casa di tutti, pensiamo, ma non per l'economia di scala che si genera, solo perché, in questo modo, il nostro messaggio di progettisti possa arrivare alla massa, come dicevamo poco fa.
Non puntiamo ad un progetto di nicchia, rivolto a pochi noti e grazie al quale possiamo diventare noti anche noi; crediamo sia molto più interessante il prodotto del progettista, quindi più il prodotto è di massa e meglio è!

10) Un oggetto entra nella storia del design quando...?
Crediamo che un prodotto entri nella storia del design attraverso due canali principali: il primo è quando, dopo anni di mercato, il prodotto continua ad essere venduto ed ufficialmente riconosciuto dalle masse come un prodotto di Design; la seconda modalità è quella secondo la quale un prodotto diventa di Design nel momento in cui riesce a cambiare il modo di percepire quel prodotto o le abitudini della massa.
Per tutte e due le modalità c'è bisogno che il tempo ed il mercato diano i loro segni. Per questo motivo siamo contrari alla "Design Art" che tende a decidere a priori la caratteristica di storicità di un prodotto. La Design Art ha, purtroppo, distrutto la corretta immagine del design, ponendo il progettista in primo piano. In questo modo il prodotto non è più importante, l'importante è diventata la firma sul prodotto.

11) L'oggetto di design più bello? Quello più utile? Quello più inutile? Quello che vorresti portasse la tua firma?
Allora, quello che vorremmo portasse la nostra firma è sicuramente la LETTERA 22, un prodotto progettato in maniera magnifica, risolvendo, tecnicamente, i problemi che si erano prefissati di risolvere, il tutto in maniera elegante, ottenendo un prodotto "aperto" e unico allo stesso tempo.
Sui prodotti più utili ci rifaremmo senz'altro ai "compassi d'oro a sconosciuti" di Munari, tutti prodotti, cioè, nati dall'esperienza di chi li usava o ne aveva estrema necessità, senza alcuna velleità progettuale o, quantomeno, artistica.
Sui prodotti inutili la lista sarebbe troppo lunga e molti di questi apparterrebbero a designer legati a quel filone del Design Art di cui abbiamo già parlato. Ci sarebbero, insomma, molte sedie, poltrone, spremiagrumi, da elencare ma sarebbe solo esercizio di critica che, senza confronto e discussione, rimarrebbe chiuso qui, inutilmente.
Abbiamo lasciato per ultimo il prodotto più bello perché riteniamo che questa sia la risposta più difficile da dare, soprattutto perché si dovrebbe definire chi decide cosa è bello oggi. In un ambiente regolamentato dai gusti di pochi gruppi editoriali e riviste, crediamo che il bello sia nascosto agli occhi delle masse. A meno di piccole tirature e di blog interessati alla cultura del progetto, pochi sono i momenti in cui è permesso alle persone di crearsi una propria idea del "bello" al di là della facciata superficiale e dell'aver visto quel prodotto in casa di Tizio o nella trasmissione di Caio.

12) Quanto contano da 1 a 10 nel successo di un progetto: la scelta del materiale; la scelta del colore; l'utilità; l'estetica; il target di riferimento; una buona recensione/visibilità.
Quelli elencati sono tutti elementi importanti, ma ci pare manchi la ricerca. Un progetto, affinché abbia un successo assicurato, deve soddisfare una domanda in maniera innovativa. Per far si che questo accada e che non si ottengano reazioni tipo:"oddio, un'altra sedia!", il punto di partenza deve essere una ricerca approfondita su qualche tema che ci ha colpito, che ci interessa, o che ci è stato proposto. Questo momento di approccio al progetto ci permette di sfruttare tutta la nostra creatività per sviluppare un concept innovativo per risolvere il quesito. Tutto il resto, materiale, estetica, target, visibilità, vengono di conseguenza quando il concept è innovativo e forte.
L'"utilità di un prodotto" non è stata inserita nell'elenco proprio perché crediamo che sia il momento di dire basta a quei prodotti che non hanno una vera utilità. Tutti quei prodotti che ci sentiamo quasi obbligati a possedere per poter far parte di un gruppo o dimostrare un certo status, senza che risolvano un problema o una richiesta, senza, quindi, una vera utilità, preferiamo non considerarli prodotti.
Crediamo sia tempo di tornare alla cultura del progetto.


13) Hai un blog o un sito personale?
Si, abbiamo un sito/blog che cerchiamo di usare come momento di scambio con l'esterno dello studio, attraverso la pubblicazione dei nostri lavori ma, anche, dei nostri pensieri e delle ricerche che portiamo avanti.

14) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sicuramente di continuare su questa strada con tutta la passione che ci stiamo mettendo e che continueremo a metterci, continuando a crescere e ad allargare i nostri interessi.
Grazie a Sara cercheremo di allargare i nostri ambiti di progetto anche all'architettura e io (Angelo) continuerò ad insegnare design come faccio da anni con lo spirito e la voglia di formare nuovi progettisti pronti ad affrontare il mondo.

15) Saluta i lettori con un pensiero tutto tuo.
Non dimenticate mai di coltivare la vostra curiosità, la vostra cultura ed i vostri interessi, non date per scontato nulla, rallentate ogni tanto e fermatevi a pensare quando serve, rispettate voi stessi e vi scoprirete a rispettare gli altri.
Progettate per la cultura del progetto, per la gioia e la bellezza insita nel progetto stesso, e non per il resto; il resto passa, i progetti, quelli veri, restano.

Un ringraziamento ad Angelo Bucci e Sara Armento che hanno risposto alle domande di Valentina Falcinelli